editoriale di dicembre

I giorni natalizi, oggi, li incontriamo nella nube dell’effimero in un mondo sempre piú villaggio globale, dove il groviglio

dell’andare e venire di avvenimenti cosmici e di destini di popoli sembrano un vagare di mete senza fine e destinazione. In questo intrico, una certa idea di Natale spinge chi cerca di avere fede nel mistero di Gesú Cristo a coglierlo prima di tutto in sé stesso, per guardare, alla sua luce.

Et verbum caro factum est… È l’umano di Gesú in continua ricerca del suo Dio fino a conoscerlo e chiamarlo confidenzialmente «abbà». È una progressiva sempre piú profonda, intima spiritualità nella continua scoperta del Padre che si manifesta allora nell’ebreo Gesú.

Dio resta mistero e silenzio che si è fatto Parola in colui che ha saputo cercare. A lui si è fatto conoscere e in lui si manifesta a ciascuno. La Parola compenetra quell’uomo di Galilea e vive l’avventura del messia fino allo schianto sul legno della ignominia. Questa è l’immagine avvolta dalla poesia che si fa linguaggio, annuncio mitico della nascita verginale. In Cristo Gesú Dio ci dà notizia che siamo attesi e amati.

Non ci ha introdotto nei meandri angusti di una religione formalizzata. Ci ha rivelato il profondo umano, ha indicato il primato della coscienza, l’io consapevole illuminato da quell’amore che è da sempre anche quando non ce ne accorgiamo, anche quando il groviglio della nefandezza del disumano e della finitudine l’avvolge e l’annienta.

È la realtà della speranza. Gesú è la Parola che si è fatta carne. Cristo Gesú è il nostro Natale che diventa anelito vivo fin dal bagliore primordiale, è anelito teso verso una pregnanza, una pienezza di esistenza ancora celata nel mistero di Dio, ma già fatta presente nel mondo. È l’avvenire di una salvezza che dovrà scoprirsi nel tramutare del cosmo.

Bellezza, commozione, quiete intensa nell’inquietudine segreta del nostro vivere sono l’eco stupendo di un evento che disvela il motivo della celebrazione natalizia. La gioia, la pace del cuore continuamente desiderate ricercate, possedute non sono semplici nuvole di illusioni, ma luce interiore dove ci si raccoglie in umiltà e realismo dinanzi al mistero.

Nel famoso prologo, l’autore del quarto vangelo ci dice: «Veniva nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo, […] eppure il mondo non lo ha riconosciuto» (Gv 1, 9-10); ma insieme assicura che «le tenebre non l’hanno vinta» (Gv 1, 5). Si è manifestato l’amore, ha inondato il mondo! Lui, il messia, ha fatto chiara la notte, ha fatto santa la notte spaventosa. Il nostro agitarci e il grido e l’urlo diventano annuncio della sua venuta, ha aperto i nostri cuori… Ma non ce ne siamo accorti.

La Parola ci ha avvolti nel suo amore, resi consapevoli di essere coinvolti nella sua divinità e lui, da sempre, coinvolto nella nostra umanità.