Editoriale di settembre

L’eucaristia è la misericordia di Dio fatta pane, nutrimento, sorgente  ed esperienza di comunione perché Gesú è offerto come pane gratuitamente  a tutti. Pane spezzato e condiviso. Ricevendolo, accogliamo la sua misericordia e siamo chiamati a offrirla agli altri: il mistero di un Dio che si svuota fino a donarsi come cibo perché l’uomo possa  «gustare e vedere quanto è buono il Signore» (Sal 34, 9).

Aspetti del mistero dell’Eucarestia è il tema del quaderno di marzo 2012 del Gallo: il teologo domenicano Jean Pierre Jossua ne illustra il valore simbolico e comunitario precedente la cultualizzazione e le rigide e inopportune definizioni teologiche formulate lungo i secoli.  In questo anno del giubileo della misericordia la CEI ha convocato  a Genova (15-18 settembre) il XXVI Congresso eucaristico nazionale: L’eucaristia sorgente della missione. Vi è uno stretto legame tra l’anno santo e l’esperienza della misericordia di Dio che la  chiesa vuol testimoniare «facendo suo il comportamento del Figlio di Dio che a tutti va incontro senza escludere nessuno» (Misericordiae  Vultus,12). È inscindibile anche il rapporto tra eucaristia e missione; condividere il pane di vita fino agli estremi confini del mondo vuol dire saziare ogni fame di ogni creatura, rendere  presente l’amore di Dio nella storia, coinvolgersi nel movimento  di uscita da sé stessi: «Dategli voi stessi da mangiare» (Lc 9, 13). C’è una moltitudine misera, scartata, affamata: l’eucaristia convoca  all’unità e offre una cultura dell’attenzione, dell’accoglienza, del dono, dell’ascolto, che risponda a quella individualistica dello scarto che rifiuta il diverso e il debole.

Questo sconvolgente amore di Dio è compiutamente dipinto nella significativa  interpretazione giovannea dell’ultima cena. In essa Gesú  decide di andare fino in fondo nel dono di sé (13, 1), fino a sopportare l’incomprensione, l’incredulità, l’abbandono, il tradimento anche dei discepoli. Giovanni non racconta l’istituzione dell’eucaristia, ma ne  riferisce il senso di amore e servizio nella lavanda dei piedi. Già dopo  la moltiplicazione dei pani annunciava: «Il pane che io darò è la mia  carne per la vita del mondo».

Cristo ha offerto se stesso con una comprensione e una misericordia inimmaginabili e ora dichiara che intingerà e darà un boccone a colui  che lo tradirà (v. 26). Può sembrare che Giuda venga incoraggiato a  prendere anche lui l’eucaristia? Abbiamo forse già stabilito che Giuda  non poteva riceverla? Ma Gesú arde dal desiderio di donarsi totalmente per la vita di tutti, anche di Giuda, pur sapendo che aveva l’intenzione  di tradirlo! La chiave di lettura è: «li amò fino alla fine» e si commosse  profondamente accennando al traditore (v. 21). Anche a Giuda ha lavato  i piedi e al momento dell’arresto lo chiamerà amico. «Io non posso pensare che questa parola non abbia fatto strada nel suo povero cuore», dirà  il servo di Dio don Primo Mazzolari (giovedí santo 1958).

Forse questa eucaristia ha salvato Giuda: anche nostri gesti di amore possono essere di salvezza per molti, benché difficilmente saranno «sino alla fine». Questa la missione di oggi: capovolgere la cultura del  mercato e del successo con la ricerca della verità ultima anche nella  persona disprezzata, emarginata, condannata. Cristo non è un premio  per i perfetti – che peraltro non esistono – ma quel ribaltamento di  mentalità che chiamiamo conversione.