editoriale di settembre

Cresce nell’opinione pubblica la consapevolezza di una comune appartenenza e destino non solo tra gli umani, ma con il cosmo. I sempre piú impetuosi cambiamenti climatici, il propagarsi di letali pandemie hanno diffuso la coscienza di alcuni pensatori e poeti di far parte di un tutto in cui i singoli elementi sono profondamente collegati e sorgono movimenti culturali e sociali che cercano di dare consistenza giuridica a tale pensiero. Emerge, tra l’altro, la categoria dei beni comuni quali strumenti per la vita collettiva: l’aria che respiriamo, l’acqua che utilizziamo, l’ambiente che abitiamo, la biodiversità… non possono essere tenute a disposizione esclusiva di nessuno, neppure di enti pubblici. L’accesso e la disponibilità di tali beni devono essere assicurati a ogni creatura e, poiché sono risorse limitate, il loro utilizzo va saggiamente regolamentato.
Oltre le risorse naturali vi sono beni immateriali necessari a una vita dignitosa: l’accesso, la cura e la preservazione di tali beni – salute, comunicazione, istruzione, conoscenza, arte, cultura, giustizia – vanno garantiti anche alle generazioni future con una gestione democratica partecipativa, quali patrimonio collettivo dell’umanità sottratto alla logica del profitto e alle regole del mercato. L’espressione «bene comune» non è presente nella Costituzione italiana che tuttavia ne recepisce espressamente il valore all’art 9, in cui afferma che la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione» e al titolo III che disciplina i rapporti economico-sociali (art 35-47) in cui si parla di «utilità sociale» (art 41) e alla stessa proprietà privata è riconosciuta una «funzione sociale» con possibilità di esproprio «per motivi d’interesse generale» (art 42): è chiaro il riconoscimento di un interesse collettivo da tutelare al di sopra degli interessi individuali, anche se nella prassi siamo lontani.
Il dibattito in campo giuridico ha prodotto alcuni interventi normativi, progetti e proposte di legge per colmare una lacuna normativa e configurare un’idea minima di bene comune prevedendo l’imposizione di ciò che è necessario nell’interesse di tutti. In tal senso si orienta la proposta di legge, depositata in Commissione Ambiente e Giustizia riunite, in attesa di calendarizzazione per il dibattito in aula, che recepisce il testo di iniziativa popolare Disegno legge delega (DDL) Commissione Rodotà beni comuni, sociali e sovrani, con la quale si propongono modifiche al codice civile in materia di classificazione e regime giuridico dei beni, nonché una definizione della nozione di ambiente.
La Scrittura ebraico-cristiana riconosce che i beni della terra non sono proprietà dell’uomo, ma affidati alla sua cura per una sapiente amministrazione a favore di tutti. Temi ripresi dall’enciclica Laudato si’ (2015) per una ecologia integrale, in cui si sottolinea la profonda interconnessione tra crisi ambientale e crisi sociale dell’umanità. Ne discende l’auspicio di una rivoluzione culturale antropologica e spirituale, che non coinvolga solo il nostro Paese e riconosca come diritti e doveri universali quelli di cui una comunità si assume la responsabilità e la cura perché indispensabili per il benessere collettivo e individuale.