editoriale di novembre

C’è chi sostiene che la democrazia sia al tramonto storico come forma istituzionale e anche la costituzione, che ne è un’espressione, abbia fatto il suo tempo: la democrazia illiberale ne sarebbe la naturale evoluzione. L’allerta che induce a resistere non è nostalgia del passato: la costatazione degli indubbi limiti della democrazia liberale costituzionale chiede semmai modifiche per renderla piú efficiente senza lasciare spazio a derive totalitarie. Ogni struttura umana è soggetta agli errori e ai fraintendimenti di chi se ne vale e la democrazia costituzionale non fa eccezione: c’è chi ne forza le interpretazioni o la applica alla lettera svuotandone lo spirito, chi la vanifica appellandosi a una costituzione materiale come aggiornamento di fatto di quella vigente, chi trasgredisce deliberatamente contando sull’impunità dovuta alla difficoltà nella repressione determinata dal garantismo proprio della democrazia costituzionale.
Tutti problemi da conoscere e studiare attraverso una diffusa e condivisa opera di formazione alla solidarietà con la consapevolezza – peraltro difficile – che il bene privato è connesso e non conflittuale con il bene pubblico: occorrono quindi regole coerenti con questa visione. La democrazia illiberale accusa la democrazia costituzionale di rallentare ogni decisione per l’esigenza di controlli parlamentari e di mancata o tardiva repressione dovuta all’autonomia della magistratura: di fatto alla sovranità popolare è garantito soltanto il diritto di voto.
Proprio al contrario, nella democrazia costituzionale non tutto è determinato dalle elezioni: elezioni e referendum, come in passato i plebisciti, sono strumenti essenziali all’espressione della volontà popolare, ma sono anche per loro natura soggetti a contingenze e a condizionamenti emotivi anche pilotabili dalla forte efficace pressione massmediatica.
I Padri della nostra Costituzione hanno chiaramente affermato il principio, di tradizione liberale, della divisione dei poteri, con il conseguente controllo reciproco e una magistratura non sottoposta al giudizio elettorale. Una società democratica rispetta una serie di garanzie, costituzionali appunto, poste al di sopra dei governi che si succedono nella direzione politica del paese: parliamo di un sistema di contrappesi per la tutela dei diritti – dalla libertà alla salute, al lavoro, alla scuola – e, ancora prima, della tutela della dignità che deve riguardare anche i condannati a cui non può mai essere negata la speranza di redenzione. Una democrazia efficiente dovrebbe garantire anche un’informazione pubblica e privata affidata solo alla deontologia dei professionisti, senza indirizzi politici o economici, una banca centrale non sottoposta alle scelte dei singoli governi.
Un’ultima osservazione riguarda la posizione della chiesa, passata dal sostegno a sovrani assoluti, quasi considerati rappresentanti di Dio, e alla denuncia del liberalismo come rischio di libero pensiero, al sostegno delle democrazie. Società fondate sulle responsabilità di tutti ispirate dall’antropologia teologica cara a Francesco, e in cui le relazioni interpersonali possono essere ispirate dalla fraternità e l’autorità è esercitata per delega, nello spirito che la Bibbia definisce «della sentinella».

i Galli