editoriale di luglio-agosto

C’è mai stata un’epoca di pace? Potrà mai esserci un tempo senza guerre? La guerra resterà la testimonianza dell’irrazionale presente nell’essere umano, un mondo senza guerra resterà un’utopia, ma neppure questa consapevolezza può motivare un disimpegno nella costruzione della pace, sostenuta dalla fiducia ispirata dalla fede. Nella Bibbia guerra e pace sono ampiamente presenti: la pace come valore e dono di Dio, la guerra come realtà, perfino con invito alle armi, in particolari circostanze politiche: «Proclamate questo fra le genti: preparatevi per la guerra, incitate i prodi, vengano e salgano tutti i guerrieri. Con le vostre zappe fatevi delle spade e lance con le vostre falci; anche il piú debole dica: io sono un guerriero» (Gioele 4, 9-10). Chiarissime comunque, anche a proposito della pace, le responsabilità dei capi: «Ascoltate, governatori della casa d’Israele: non spetta forse a voi conoscere la giustizia? […] Nemici del bene e amanti del male, i profeti che fanno traviare il mio popolo annunciano la pace se hanno qualcosa tra i denti da mordere, ma a chi non mette loro niente in bocca dichiarano la guerra» (Michea 3, 1-5).
Piú care a noi le parole di Isaia: linee guida per i credenti, nonostante le smentite della storia. «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà piú la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra» (Is 2, 4).
Gesú, formato in questa cultura, introduce due nuove idee: la pace non è risultato di un confronto di forze da cui escano un vinto e un vincitore, ma un laboratorio in cui ciascuno ogni giorno, con fiducia e senza presunzione, prepara la pace: «Beati gli operatori di pace che saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5, 9). La seconda idea va ancora oltre e arriva a indicare come via per il superamento dei conflitti non lo scontro, ma l’amore che addirittura lo previene e lo evita: «…amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male» (Lc 6, 27) e, soprattutto, accetta la croce chiedendo il perdono per loro «che non sanno quello che fanno» (Lc 23, 34). Posizioni da vivere nella fede che apre alla profezia dando spazio anche a quanto non si vede, ma che forse è piú ragionevole della nostra razionalità. Occorre poi che ciascuno trovi il modo di vivere queste profezie nel quotidiano.
In questi mesi è tornato attuale, in modo drammatico, l’appello di Sandro Pertini, «svuotate gli arsenali, riempite i granai». La corsa agli armamenti, al contrario, si è fatta sempre piú frenetica, il termine disarmo è uscito dall’uso comune e si è fatto strada il pensiero che il fornire armi possa contribuire a fermare la guerra.
La nostra carta fondamentale dichiara «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli» (art 11). Ma se ci si dovesse difendere da un’aggressione? Norberto Bobbio, in un suo saggio, nega che esista una guerra giusta tranne quelle che definisce legittime perché nascono dalla necessità di difendersi da un’invasione o da un aggressore.
Lucidamente consapevoli che né la guerra né la povertà, che può essere a sua volta causa di guerra, saranno eliminate finché il sole «risplenderà su le sciagure umane»: insieme con tutti gli uomini (e le donne) di buona volontà occorre impegnare passione e fantasia per realizzare la pace e ridurre l’inequità. Saranno sempre contributi alla costruzione del bene comune.

i Galli