editoriale di luglio-agosto

Da settantacinque anni il dialogo con i lettori comporta rendere esplicite le ragioni e i criteri delle scelte su cui come collaboratori alla rivista torniamo a interrogarci nell’evoluzione del tempo e nel succedersi delle persone. Nella riunione di redazione dello scorso marzo abbiamo considerato questa colonna che nel lessico familiare della rivista da sempre si è chiamata liminaire, aggettivo sostantivato per dire articolo preliminare, introduttivo. Termine francese che dichiara una simpatia di antica data, degli anni precedenti il concilio Vaticano secondo, quando la teologia francese, accolta e diffusa nell’ambiente del Gallo, anticipava problemi che sarebbero poi stati oggetto dell’aggiornamento realizzato dal concilio. Dunque un articolo diverso, con un proprio statuto. Nella lunga storia della rivista il liminaire – editoriale nel piú comune linguaggio giornalistico – ha naturalmente conosciuto delle differenze nelle modalità di elaborazione, nelle misure e nell’impaginazione.
Prese ora in considerazione ipotesi diverse – articoli piú lunghi e dettagliati, con titolo, sintesi delle pagine seguenti… –, abbiamo confermato che il liminaire sia un pezzo breve, una colonna e senza titolo, per considerazioni di attualità, sociali ed esistenziali, etiche e politiche, spirituali e religiose in forma sintetica e non argomentativa. Si lanciano temi che non possono trovare in questo spazio adeguata documentazione, ma vorrebbero proporre un centro di riflessione, talvolta poi ripresi, per analisi e approfondimenti, nello stesso quaderno o in successivi.
Cerchiamo di annusare l’aria che si respira, interpretare argomenti rilevanti nel tempo, ma trascurati dall’attenzione dominante o comunque accostati al di fuori delle trattazioni piú correnti nella comunicazione a stampa o in rete. Consapevoli che sarebbe presuntuoso parlare di originalità, diciamo però con franchezza che si tratta sempre di riflessioni nostre, maturate nel corso di animati confronti, attenti tutti, credenti e non credenti, a quell’oltre invisibile agli occhi che crediamo incoraggiamento all’impegno, guida alle scelte e alimentazione della speranza nella prospettiva del mondo di giustizia e di pace che il linguaggio cristiano chiama «il regno di Dio».
Procediamo dandoci un argomento condiviso affidato a turno per la raccolta di materiali e ipotesi di svolgimento che diventano in una riunione di redazione strumenti di lavoro per una comune riflessione sulla quale viene poi elaborata la stesura da pubblicare, con le caratteristiche del nostro linguaggio: chiarezza e precisione; rigore e domande aperte; prese di posizione senza negare le ragioni degli altri, evitando comunque parole ultime e clericalismi. Al direttore resta la stesura definitiva, anche per mantenere una continuità stilistica.
Abbiamo delineato le aspirazioni e gli obiettivi: le realizzazioni pubblicate conoscono i limiti delle nostre capacità. Per ribadire la responsabilità collettiva, che non pregiudica la presenza di sensibilità e valutazioni diverse, da questo numero riprendiamo la firma collettiva.

i Galli