editoriale di marzo

Dalla riva su cui siamo rimasti osserviamo emozionati e pensierosi due vele che in pochi giorni si allontanano e si perdono all’orizzonte. Il cuore, nel quale «nessuna croce manca», si affolla di memorie, incontri, discussioni, perplessità, entusiasmi ritrovando presenze che per decenni hanno segnato la vita di questo nostro guscio di noce. Silviano Fiorato, medico e poeta, il 22 gennaio e Jean-Pierre Jossua, domenicano e teologo fra i piú innovatori degli ultimi decenni, il 1 febbraio si allontanano facendosi «pulviscolo all’orizzonte» del nostro sguardo, ma ci è caro pensare «che sull’altra riva vedono un puntino ingrandirsi, l’altra riva è abitata da un’attesa», per dire con le parole di Angelo Casati, amico loro e nostro.
Due personalità a cui siamo debitori di contributi essenziali alla nostra formazione di donne e di uomini che nel loro pensiero, nella loro coerenza, nel loro stile hanno trovato ragioni per credere o comunque per guardare la vita come mistero fascinoso da considerare con rispetto e sorpresa. Hanno vissuto la libertà di chi non si arresta nel cercare, di chi vive quello che crede nella generosità culturale e professionale, di chi non si lascia stringere nei vincoli delle dottrine per affacciarsi a un oltre sempre piú lontano e attraente.
Silviano, genovese, spesso fra noi di persona, fino alle restrizioni imposte dalla pandemia; Jean-Pierre con noi per giornate di studio annuali, arricchite dalla celebrazione dell’eucarestia domestica, almeno fino a quando gli è stato possibile raggiungerci dal nord della Francia; presenze frequenti, attese e apprezzate, anche quelle sulle pagine della rivista, ora brevi testi per qualche richiamo o suggestione; ora saggi impegnativi da ripensare e studiare.
Prossimi per età, entrambi attivi oltre i novant’anni, diversi per cultura e attività, oggetto di stima reciproca, avevano singolari affinità: prima una fede laica, la convinzione che l’esperienza religiosa può essere solo libera da qualunque schema intellettuale e dottrinale, senza pretese di dispensare certezze o di distribuire castighi; poi la convinzione che l’intuizione poetica sia rivelatrice del mistero, quindi capace di penetrazione nel profondo dell’umano. Osserviamo ancora che Jean-Pierre compie studi di medicina, non eserciterà mai la professione per impegnare, invece, il suo studio essenzialmente nell’elaborazione di una teologia letteraria capace di trovare il fondo spirituale dell’umano anche in opere che di problemi religiosi non trattano affatto; Silviano è medico, cardiologo noto e apprezzato, impegnato anche nel fattivo servizio ai poveri, e insieme poeta militante, ideatore di pubblicazioni letterarie e vincitore di diversi premi.
Sul rimpianto prevale la riconoscenza e i ricordi saranno sempre nutrienti consolazioni, gratitudine per aver avuto l’occasione di frequentarli: chi lo vorrà potrà ritrovare anche nelle annate del Gallo – le consultazioni degli indici e del sito potranno essere di aiuto – scritti su cui tornare a riflettere e insieme riscoprirà l’origine di molte posizioni presentate e sostenute dalla rivista negli anni, sulla fede, sulla letteratura, sulla politica, sulla libertà, sul dubbio…
In questo quaderno abbiamo raccolto qualche testimonianza su Fiorato; il prossimo mese ripercorreremo il pensiero di Jossua.