editoriale di febbraio

La terra è piatta; gli tsunami sono stati provocati da bombe atomiche sottoterra; gli alieni sono in mezzo a noi; i nazisti offrivano le piscine al divertimento dei reclusi dei campi di sterminio; sulla luna gli americani non ci sono mai andati… Un’idea di libertà secondo cui può essere vero tutto e il contrario di tutto destruttura la società fino a mettere in discussione i piú elementari mattoni che sostengono la convivenza civile. In una società destrutturata i legami sociali divengono fragili, estemporanei: obiettivi di libertà raggiunti affiancano arbitri individualistici e ogni soggetto ritiene di poter valutare le cose del mondo a suo insindacabile giudizio, con il suo personale metro configuratosi nei piú casuali contesti della propria vita (solipsismo). Tutto questo è favorito anche dalla diffusione capillare delle reti sociali, ma la connessione globale, a sua volta prezioso strumento di relazione e di conoscenza, comporta la fruizione individuale e misura le cose con l’utilizzo esclusivo di un proprio metro interno, cosí da condurre, il piú delle volte, a falsare il piano della realtà fino a configurare, in alcuni, vere e proprie psicopatologie.
Il confronto con gli altri e lo studio si pongono come valido antidoto: a volte vedersi smontare dal prossimo convinzioni consolidate diventa un toccasana per la propria salute mentale. Potrebbe esistere un disegno di potere per cui anche una diversa idea di famiglia sarebbe finalizzata a frantumare le comunità fino a atomizzare l’umanità come insieme di singolarità, evitando quindi le convergenze con i propri simili e le sinergie positive?
La nostra epoca è segnata da almeno tre significativi fattori sociologici, da prendere seriamente in considerazione: per la prima volta da diversi secoli la giovane generazione, almeno in occidente, sta peggio di quella che l’ha preceduta; il singolo e non piú la famiglia è la cellula elementare della società, un singolo per altro proteso a cogliere le innumerevoli opportunità offerte; la rivoluzione informatica e le reti digitali di comunicazione offrono al singolo un accesso diretto a un numero sconfinato di informazioni.
Con quali occhi dunque guardare il mondo? Con quali orizzonti di senso interpretare le tradizionali categorie e le nuove emergenti? La storia, la politica, la scienza, la morale, per non parlare dell’educazione, dei rapporti di coppia, delle differenze di genere… ogni ambito richiede una ristrutturazione critica.
Riteniamo l’approccio solipsistico il piú pericoloso per l’individuo, un approccio che lentamente potrebbe innescare processi di emarginazione e chiudere il soggetto entro una prigione invisibile. È proprio di fronte alle complessità che i nostri processi conoscitivi devono essere il piú possibile elaborati entro quadri di ampie collaborazioni e condivisioni, condotte con studi sistematici. Soprattutto è urgente chiedere alle istituzioni formative un impegno a costruire meccanismi di profonda inculturazione civile nella consapevolezza che in questo nostro bel mondo o si è integrati o si è emarginati.
Forse le religioni, per secoli riferimenti etici e sociali condivisi almeno in superficie, anche se oscurantiste e troppo spesso causa di inequità economiche e di conflitti, potranno incoraggiare le speranze di un’umanità pacificata, alternativa e solidale; cercare in collaborazione attiva le strade per consegnare un pianeta vivibile alle nuove generazioni, se libere da tentazioni integraliste e da rassicuranti pratiche cultuali disincarnate.