La parola nell’anno – gennaio

Epifania del Signore
QUALE STELLA SEGUIAMO? (Isaia 60, 1-6; Matteo 2, 1-12)
di Vito Capano

Con la visita dei magi la chiesa celebra il riconoscimento di Gesú dai lontani.
Matteo costruisce un midrash teologico che attualizza le profezie vetero-testamentarie per annunciare la manifestazione del Mistero divino a tutte le genti. L’intento catechetico propone un cammino di fede. Siamo invitati a metterci alla scuola dei magi.
A Gerusalemme essi chiedono: «Dov’è colui che è stato partorito re dei giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». Sono stranieri, pagani che con coraggio e fatica compiono un lungo, incerto viaggio verso un luogo sconosciuto mossi da una sana inquietudine, animati da un desiderio di conoscenza, di incontro, di rivelazione. La lettura della natura/cosmo indica loro l’avvento di una novità di vita. Gli esperti della scrittura, scettici, e i detentori del potere, intimoriti, non si muovono nonostante abbiano indicazioni sul luogo da cui sarebbe uscito il nuovo pastore del popolo, la cui regalità messianica non comprendono. Ripreso il cammino, riappare loro la luce della stella che li conduce alla casa del bambino.
Che cosa ci dice questo mettersi in cammino, questa stella che li guida, questa ricerca errabonda? Che cosa ci muove, quale stella seguiamo, che cosa e dove cerchiamo il senso profondo della nostra vita, siamo disposti a riconoscerlo e adorarlo nella sua rivelazione? Forse questo racconto può parlare anche alla nostra umanità tecnologica-scientifica, secolarizzata, disincantata, avvolta nelle tenebre e nella nebbia fitta delle violenze e delle guerre, dei disastri climatici, delle grandi disuguaglianze che connotano il nostro mondo. Il profeta Isaia invita ad alzarsi, a lasciarsi illuminare e guidare dalla luce dello Spirito, a camminare al suo chiarore. Il tema della luce e del cammino sottolinea l’universalità della chiamata alla vita piena.
Per cogliere i segni della realtà in cui siamo immersi e di cui siamo una infinitesima parte non bastano la ragione scientifica né la sola conoscenza delle scritture; occorre saperli interpretare guidati da quello spirito che abita nelle nostre coscienze, che va al di là delle apparenze. Osservare, contemplare, discernere, disposti al cambiamento di percorso. Ma, oltre il camminare, mi sembra fondamentale tener vivo il fuoco che arde in noi, il desiderio che sospinge a cercare oltre il visibile, l’abitudine, una religione formale sulle tracce del divino mistero che ci circonda, abita e attrae, la sua incarnazione. È un viaggio di interiorizzazione della luce, al cui termine i magi trovano un infante che, nella sua piccolezza e fragilità, rivela la vera regalità… e il dono ricevuto si fa dono!
L’epifania indica la strada della vita, mostrandoci un Messia (Cristo) diverso da quello atteso. Ci spiazza e ci consola perché invita a un cambiamento radicale rivelandoci la nostra dignità, il luogo dove Dio nasce e si lascia incontrare. Siamo disposti a compiere questo viaggio?

 

III domenica del tempo ordinario A
NELLA NORMALITÀ DELL’ESISTENZA (Isaia 8, 23b-9, 3; Matteo 4, 12-23)
di Roberto Magnelli

Mentre camminava [...] Gesú vide due fratelli… Quanto conta lo sguardo dell’altro? Tantissimo: se siamo guardati con sufficienza ci sentiamo scoraggiati, con disapprovazione giudicati, con indifferenza non amati. Lo sguardo dell’altro può guarirci o ferirci: la sua assenza segna la distanza tra le persone.
Invece, se siamo guardati con attenzione, ci sentiamo incoraggiati, con misericordia perdonati, con Amore amati; lo sguardo dell’altro può mettere in cammino la tua vita o paralizzarla. Tanto piú quando l’altro, è l’Altro con la A maiuscola e quello di Gesú è lo sguardo di Dio sulle sue creature. Ricordate nella Genesi? Prima viene la parola, che crea: «E Dio disse: Sia la luce!… E la luce fu»; poi segue lo sguardo di compiacimento del Padre nel constatare la bellezza e la bontà della creazione: «Dio vide che era cosa buona, e chiamò la luce giorno e le tenebre notte».
Qui, la Parola di Gesú segue lo sguardo: vide due fratelli e disse loro… È una Parola che riprende e continua l’attività creatrice del Padre. Infatti, per Simone, chiamato Pietro, e per Andrea suo fratello… costituisce l’inizio di una nuova vita: una chiamata che avviene mentre Gesú cammina lungo il mare di Galilea. Gesú è il Dio sempre in cammino verso di noi, perché ogni uomo, a sua volta, possa far strada verso la casa del Padre, e il luogo dove avviene la chiamata è la Galilea delle genti: la terra della lontananza e della quotidianità.
Due, lo sappiamo, è il principio della totalità. Poi seguiranno altri due, anch’essi fratelli. Piú che una condizione, sembra una missione da realizzare: essere fratelli come Dio ci ha voluto fin dal principio. Gettavano le reti in mare: la nostra chiamata accade non in una particolare condizione spirituale, o in un ambito religioso, ma nella normalità dell’esistenza: il lavoro di Pietro e di Andrea (e piú avanti di Giacomo e Giovanni) diventerà la loro vocazione: dal pescare per vivere, a vivere per pescare: saranno pescatori di uomini. È la stessa pesca che Gesú pratica nei loro confronti: Venite dietro a me: seguite me! Una parola che riscatta la paura, lo sguardo negativo, che, fin da principio, l’uomo ha su di sé. Ancora nella Genesi: a Dio che lo cerca nel giardino dell’Eden, Adamo risponde di essersi nascosto al suo sguardo, perché dopo aver mangiato dall’albero della conoscenza del bene e del male, si era scoperto nudo, fragile, limitato pieno di paura.
E subito lasciarono le reti e lo seguirono… cosí come gli altri due fratelli: subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. La risposta alla chiamata è: seguire una persona, Gesú, non un programma o un’ideologia. La fede è semplice: è fatta di vista, udito, piedi. Non è statica la fede, è muoversi. Inizia il cammino, lo seguono – scopriremo – senza capire, come noi lo seguiamo, tradendolo e abbandonandolo infine. Ma lo seguono, senza pronunciare alcuna parola.
Risuona solo la Parola che è Gesú: «Segui me» ed è, in sintesi, tutta la proposta che Dio fa all’uomo: mettersi alla sua sequela per essere come Lui, risorti e vivi, perché sulla croce ci siamo già. Siamo chiamati a diventare ciò che siamo agli occhi dell’Altro, del Padre, che guarda ciascuno di noi con lo stesso amore, unico, fedele, e irripetibile con cui guarda Gesú e ci vede come suoi fratelli, e dunque figli, come Lui è figlio. Figlio è il mio nuovo nome, la mia verità, la mia nuova identità, che riconosco seguendo Gesú! Scoprire questo sguardo d’Amore di Dio nei nostri confronti è la grande luce, la gioia (di cui parla Gesú, citando Isaia della prima lettura): Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Non siamo piú umiliati o abbandonati come la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali: siamo Figli! È la gioia il motivo per cui Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni subito lasciano tutto: le reti, la barca, il padre, come quelli che hanno trovato il tesoro nascosto, o la perla preziosa, e vendono tutto. Lasciano perché hanno trovato ciò che conta davvero: e ogni altra cosa perde importanza e valore.
Quando fai la scelta di seguire Dio (e qualunque altra scelta nella vita!), falla in un momento di gioia, mai di tristezza. Nella tristezza, nel senso di colpa è all’opera il Satana! Dio si manifesta solo nella gioia! È la pesca di Gesú: guarire con la gioia la vita dell’uomo.